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Lega Nazionale delle Cooperative e Mutue
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La mwcqLega Nazionale delle Cooperative e Mutue, meglio conosciuta come mwcgLegacoopcite-ref-1-2-0[2] (precedentemente anche come mwdwLega delle Cooperative) è la più antica e una delle principali mweaassociazioni di tutela e rappresentanza delle mweqcooperative italiane. Riunisce, infatti, oltre 10.000 imprese cooperativecite-ref-repubblica-it-3-0[3], attive in tutte le regioni italiane e in tutti i settori, che complessivamente contano oltre 7.400.000 socie e socicite-ref-legacoop-coop2-4-0[4].
Riconosciuta come mwgwpersona giuridica dalla normativa vigentecite-ref-3-5-0[5], a termini mwiastatutari possono aderirvi le cooperative, le mwiqmutue, i loro mwigconsorzi e le società costituite per il conseguimento dei loro scopi. In particolare, storicamente rappresenta il mondo delle cooperative vicine al movimento operaio e ai partiti di sinistracite-ref-0-6-0[6].
Contents
• Storia
• Note
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Storia
Il primo congressocite-ref-9[9] dei cooperatori italiani ebbe luogo a Milano nel mwnw1886, su stimolo della mwoaSocietà di mutuo soccorso Archimede di Milano, che decise di radunare tutti i cooperatori italiani. I 100 delegati, in rappresentanza di 248 società e di 70.000 soci, si riunirono dal 10 al 13 ottobre per dare vita a una struttura organizzativa che assicurasse lo sviluppo e il coordinamento di un movimento cooperativo assai variegato. Nacque così la Federazione nazionale delle cooperative e venne decisa la pubblicazione, dal 1º gennaio 1887, del suo organo ufficiale di stampa mwoqLa cooperazione italianacite-ref-10[10]. La Federazione viene successivamente rinominata Lega delle Cooperative durante il 5º congressocite-ref-11[11], tenutosi a mwqgSampierdarena nel mwqw1893.
Nel mwrq1919 ci fu la separazione con la componente di ispirazione cattolica, che fondò la mwrgConfederazione delle Cooperative Italiane e a partire da quel momento la Lega delle Cooperative consolidò il proprio rapporto con la sinistra. Con l'ascesa e la successiva presa del potere da parte del mwrwFascismo, però, ci fu il tentativo di piegare la cooperazione ad un modello economico corporativocite-ref-2-12-0[12], con la devastazione di molte cooperativecite-ref-13[13] e infine nel 1925 lo scioglimento della Legacite-ref-14[14]. Nel 1945, dopo la mwvaseconda guerra mondiale e la caduta della dittatura fascista la Lega venne ricostituitacite-ref-15[15] e il valore sociale della cooperazione riprese nuovo slancio e trovò piena cittadinanza nella mwwqCostituzione Repubblicana, la quale così recita all'articolo 45: "La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l'incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità"cite-ref-16[16].
Nei decenni successivi al mwxwdopoguerra la cooperazione riuscì a consolidarsi e a crescere, diventando una presenza diffusa su tutto il territorio nazionale. La strategia del mwyaPCI individua nella cooperazione un elemento di rottura del sistema capitalista, nella misura in cui essa partecipa alle lotte politiche delle masse lavoratrici. Nasce da qui la politica della "cinghia di trasmissione" garantita dai dirigenti delle cooperative, in gran parte attivi durante la mwyqResistenza tra le file dei partigianicite-ref-17[17]. E così sarà fino all’inizio degli anni ’70. Sarà con la presidenza di Vincenzo Galetti (1974-1977) che, pur mantenendo l’organicità della Lega alla sinistra, viene superato il tradizionale ruolo di sussidiarietàcite-ref-18[18].
Nel 1987 la Lega delle Cooperative celebrava il centenario della sua fondazione, ma negli anni immediatamente successivi l'intero modello sarebbe stato messo a dura prova dagli sconvolgimenti politici avviati dalla mwbacaduta del Muro di Berlino. Inoltre la tempesta giudiziaria e politica, che investì la società italiana con l'avvio di mwbqTangentopoli e la caduta dei partiti politici tradizionali, non mancò di ripercuotersi all'interno dell'universo cooperativo, travolto anche da campagne denigratorie che intendevano coinvolgere il movimento cooperativo e i partiti di sinistracite-ref-19[19]. Per rispondere a queste situazioni, ma anche all'entrata in pieno vigore del mwcgMercato Comune Europeo, all'inizio degli anni Novanta si susseguì un periodo di grande riorganizzazione per la cooperazione. Prima con la Legge di riforma n. 59/92cite-ref-20[20], che introdusse la figura del socio sovventore, le azioni di partecipazione cooperativa, la nuova disciplina sui diritti di informazione ai soci e la creazione di fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione (Legacoop a questo fine fonderà Coopfond). Poi con le innovazioni introdotte dalla stessa Legacoop negli stessi anni, come la propria Carta dei Valori (che si rifà alla "Dichiarazione di identità cooperativa” approvata nel 1995 dal 31º Congresso dell’mweqAlleanza Cooperativa Internazionale, di cui Legacoop fa partecite-ref-21[21]), il Codice Quadro e il mwfgBilancio Sociale Cooperativo, della cui diffusione fu iniziata anche la promozione tra le cooperative associatecite-ref-0-6-1[6].
Nel nuovo millennio l'associazione, nel frattempo rinominata nel 1997 in Legacoopcite-ref-12-22-0[22], ha concentrato sempre di più la propria attenzione sugli aspetti legati all'innovazione, alla sostenibilità e alle pari opportunità, con l'obiettivo di sostenere uno sviluppo economico che metta al centro le persone, l'ambiente e i territoricite-ref-23[23].
Organizzazione
Legacoop riunisce oltre 10.000 imprese cooperative, attive in tutte le regioni d'Italia e in tutti i settori. Tali cooperative contano complessivamente oltre 450.000 dipendenti e 7.400.000 socie e soci, per un valore della produzione superiore a 86 miliardi di eurocite-ref-legacoop-coop2-4-1[4].
Il Congresso nazionale è l'organo sovrano di Legacoop ed elegge la Direzione, la quale a sua volta nomina il presidente, che rappresenta e coordina le attività dell'associazione dagli uffici centrali di Romacite-ref-24[24]. Dal 4 marzo 2023, il presidente di Legacoop è Simone Gamberinicite-ref-25[25].
L'attività di Legacoop è inoltre strutturata anche attraverso Associazioni di settore, che organizzano le cooperative in relazione ai diversi ambiti di attività: Associazione nazionale cooperative consumatori (ANCC Coop), Associazione nazionale cooperative fra dettaglianti (ANCD Conad), Culturmedia (Cultura, turismo e comunicazione), Federazione Italiana della Mutualità Integrativa Volontaria (FIMIV), Legacoop Agroalimentare, Legacoop Abitanti, Legacoop Produzione e Servizi, Legacoopsociali e Sanicoopcite-ref-28[28].
Fa parte di Legacoop l'organizzazione giovanile "Generazioni", rete under 40 dei soci delle cooperative aderenti all'Associazionecite-ref-29[29].
Infine lo sviluppo delle imprese aderenti è sostenuto anche attraverso specifiche Strutture di supporto allo sviluppo: Coopfond (fondo mutualistico di Legacoop), CCFS (Consorzio Cooperativo Finanziario per lo Sviluppo), il fondo Cooperazione Finanza Impresa (CFI), Cooperfidi, l’hub di innovazione Fondazione Pico, Foncoop, 4FORM, la Federazione Italiana della Mutualità Integrativa Volontaria (FIMIV) e il fondo pensione Previdenza Cooperativacite-ref-30[30].
Legacoop aderisce a diverse reti nazionali, europee e internazionali. In particolare è tra le realtà fondatrici dell’mwuqAlleanza cooperativa internazionale (ICA), che oggi riunisce oltre 300 organizzazioni cooperative di oltre 130 paesi del mondocite-ref-31[31]. Inoltre, insieme a Confcooperative e Agci, ha dato vita nel 2011 all'mwvgAlleanza delle Cooperative Italiane.
Dal 2016 Legacoop organizza la Biennale dell'Economia Cooperativa: il principale evento di confronto e dibattito pubblicocite-ref-repubblica-it-3-1[3] sulla cooperazione in Italia, con la partecipazione di rappresentanti nazionali e internazionali delle istituzioni e della politica, economisti, esponenti della cultura, dell'informazione e del mondo accademicocite-ref-32[32].
Presidenti [ 33 ]
| 1 | | Francesco Viganò | 1886 - 1887 |
|---|---|---|---|
| 2 | | Antonio Maffi | 1887 - 1912 |
| 3 | | Antonio Vergnanini | 1912 - 1925 |
| 4 | | Emilio Canevari | 1945 - 1947 |
| 5 | | Giulio Cerreti | 1947 - 1963 |
| 6 | | Silvio Paolicchi | 1963 - 1965 |
| 7 | | Silvio Miana | 1965 - 1974 |
| 8 | | Vincenzo Galetti | 1974 - 1977 |
| 9 | | Valdo Magnani | 1977 - 1979 |
| 10 | | Onelio Prandini | 1979 - 1987 |
| 11 | | Lanfranco Turci | 1987 - 1992 |
| 12 | | Giancarlo Pasquini | 1992 - 1996 |
| 13 | | Ivano Barberini | 1996 - 2002 |
| 14 | | Giuliano Poletti | 2002 - 2014 |
| 15 | | Mauro Lusetti | 2014 - 2023 |
| 16 | | Simone Gamberini | dal 2023 |
Note
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• mwaoiBernardo Caprotti, Falce e carrello. Le mani sulla spesa degli italiani, Venezia, Marsilio Editori, 2014.
Voci correlate
• mwaoyCooperazione
• mwaogSocietà cooperativa
• mwaooCoop Italia
• mwao4Cooperativa sociale
• mwapaMovimento cooperativo
• mwapqCooperatives Europe
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